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Fabregas e il Como vittime dei “giochisti”: per rispondere bastano i numeri

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Antonio Papa

Si parla tanto di Fabregas, ma pochi guardano davvero il Como. Tra risultati e percezioni, il racconto sembra aver preso una strada tutta sua

A Napoli si dice “A Pulcinella lo vedono solo quando va in carrozza”. I napoletani, si sa, sono maestri nel descrivere – “pittare”, direbbero loro – in tre parole una persona o una situazione specifica. Ebbene, questo detto napoletano in questo momento calza a pennello addosso a Cesc Fabregas e al suo Como.

Fabregas e il Como vittime dei “giochisti”: per rispondere bastano i numeri (AnsaFoto) – controcalcio.com

Ma cosa significa? Identifica una persona di successo che viene notata e criticata quando si espone, quando va “in carrozza”, ma senza accorgersi che dietro la facciata pubblica c’è quasi sempre sudore, duro lavoro, una base solida sulla quale costruire. La “carrozza”, in questo caso, sono le partite con l’Inter.

Ormai è ufficiale: Christian Chivu è la nemesi di Fabregas. Quattro sfide stagionali con una sconfitta umiliante (4-0), due rimonte clamorose subite e uno 0-0 che grida vendetta. Un pari e tre ko. Roba da psicanalisi, soprattutto se tutto intorno hai fatto un lavorone.

E nel caso del Como lo smacco è doppio: il fatto che queste sconfitte rocambolesche arrivino proprio con l’Inter, la squadra più esposta d’Italia, amplificano a dismisura il loro impatto mediatico facendo dimenticare tutto ciò che invece Cesc e i suoi ragazzi hanno costruito.

Lasciate stare il Como! I numeri di una stagione super

E quindi, a chi oggi sta dipingendo Fabregas col classico “bello, ma non vince” che si portano dietro loro malgrado tutti gli allenatori “giochisti” (che parola orrenda!), si potrebbe rispondere semplicemente con i numeri, giusto per certificare in maniera tangibile ciò che di questa squadra si vede solo in campo, per chi non guarda solo gli highlights.

In campionato parliamo di 58 punti in 33 partite con 57 gol fatti (secondo miglior attacco) e 28 subiti (miglior difesa), con alcuni scalpi importanti: Juventus (due volte), Roma, Napoli in coppa Italia, Lazio (due volte). In Coppa 13 gol fatti e 5 subiti.

Lasciate stare il Como! I numeri di una stagione super – controcalcio.com

Il dato diventa ancora più impressionante se togliamo le sfide contro la bestia nera Inter, contro la quale sono arrivati 11 dei 33 gol presi in tutto. Il 33% con una sola squadra. Pensate senza l’Inter di cosa staremmo parlando.

Non è tutto. 61,6% di possesso palla medio, 87,4% precisione passaggi, 2.6 big chances a partita, 5.2 tiri in porta. Il Napoli, per dirne una, ha 4.6 tiri in porta e 1.9 big chances.

E ancora: 16.5 contrasti a partita (l’Inter ne ha 15.5), 7 intercetti (6.6 per l’Inter), 46.5 palle recuperate (Inter 45.7), 48.9% contrasti vinti a partita (l’Inter è a 45.5). Potremmo andare oltre, ma basta già così.

Oltre le statistiche: perché l’Italia odia tanto “i Fabregas”?

Anche perché, lo sappiamo bene, poi le stats non fanno rumore e ciò che conta è sempre il risultato. E il risultato ci dice che il Como in questo momento è quinto in campionato, in semifinale di coppa Italia, esprimendo un gioco spumeggiante. Mica male, per essere al secondo anno in Serie A.

Il resto poi spesso lo fa la narrazione. Nel bene e nel male. Forse il problema di Fabregas e di quelli come lui è che “in carrozza” ci vanno troppo spesso, ma ci vanno da soli e senza che neppure lo abbiano chiesto. Si parla di Fabregas e non si parla del Como e lo si fa con quell’esaltazione stupida e un po’ infantile che diversi opinionisti ormai propongono senza modo e misura.

La reazione inevitabile è che il resto del pubblico finisce per detestare questi personaggi , loro malgrado, e a remargli contro, rinfacciandogli ogni singola sconfitta (ma è il Como! non il City!) esaltando per risposta altri allenatori che magari giocano peggio ma vincono di più, pur con squadre migliori.

Una contrapposizione tutta mediatica, a beneficio solo di chi cerca visualizzazioni e “casus belli”. Provate a chiedere a Cesc e agli altri se un confronto del genere gli fa piacere.

Antonio Papa

Giornalista pubblicista dal 2010, "fratello maggiore" di tanti redattori del network, autore di trasmissioni televisive. In TvPlay sono, insieme a Claudio Mancini, il conduttore di FantaTvPlay, di "Chi Ha Fatto Palo" e di altri format creati da noi. Sono una persona che ha fatto della scrittura la sua ragione di vita, coronando un sogno che avevo fin da bambino. Il mio motto è “lavorare seriamente senza mai prendersi sul serio”. Cerco di trasmettere la mia passione e il mio entusiasmo alle persone che lavorano con me: quando ci riesco… ci divertiamo!

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