“Vogliamo un premio di 300mila euro se battiamo la Bosnia”: Gattuso ha reagito così

Una richiesta fuori tempo, uno spogliatoio nervoso e il silenzio dopo i rigori. A volte una caduta comincia molto prima del campo

La richiesta è arrivata a Coverciano nel momento peggiore, cioè mentre la Nazionale preparava la partita che valeva un posto ai Mondiali. Ed è chiaro che oggi, a bocce ferme, suona ancora più stonata di quanto sembrasse alla vigilia.

Gennaro Gattuso
“Vogliamo un premio di 300mila euro se battiamo la Bosnia”: Gattuso ha reagito così (AnsaFoto) – controcalcio.com

I fatti, innanzitutto. Prima della finale playoff poi persa in Bosnia ai rigori, alcuni calciatori azzurri hanno chiesto informazioni su un eventuale premio in caso di qualificazione.

La cifra, riportata da Repubblica, si aggirava intorno ai 300mila euro complessivi da dividere tra i 28 convocati. Poco più di 10mila euro a testa, quindi. Non una somma clamorosa, nel calcio di oggi, soprattutto a calciatori che già guadagnano milioni. Ma non è neppure quello il punto.

Di certo il timing non è stato per niente adeguato. Chiedere un premio alla vigilia della partita più delicata, con addosso tutta la pressione di un Paese che si giocava un altro Mondiale, ha cambiato subito l’aria nello spogliatoio.

Sia chiaro però: ci viene difficile pensare che qualcuno si sia impegnato di meno solo perché il premio non è stato concesso. Ma di certo lo sviluppo della storia, dall’inizio a quello che è stato il post partita, la dice lunga sulla cifra umana di un gruppo che nel complesso è sembrato immaturo, più che inadeguato.

La richiesta del premio e la risposta di Gattuso: e poi quel post-partita…

Secondo quanto filtra dalla ricostruzione, il clima era già teso e questa storia ha finito per appesantirlo ancora di più. I calciatori si sarebbero rivolti allo staff tecnico presente a Coverciano e a quel punto è stato necessario l’intervento di Gennaro Gattuso.

Il ct, dimessosi poi dopo la mancata qualificazione, avrebbe fermato subito il discorso, facendo capire ai suoi che quella non era la sede giusta né il momento adatto per affrontare un tema del genere. Prima bisognava vincere la partita, poi eventualmente parlare di tutto il resto.

Di certo il rifiuto non avrà fatto piacere e si è aggiunto a una situazione di enorme tensione per ragazzi che sentivano già parecchio l’impegno, anche in virtù di una carica emotiva enorme messa alla vigilia anche dal ct. E a quanto pare questa proposta, respinta sul nascere, avrebbe lasciato strascichi sia nello spogliatoio sia nello staff tecnico.

Non è un caso che da più parti sia filtrata l’idea di un ambiente nervoso già prima del fischio d’inizio.

Poi è arrivato il campo, che come sempre non aspetta nessuno. L’Italia ha perso ai rigori in Bosnia e da lì in avanti ogni dettaglio si è caricato di un altro peso. Anche per la gestione del dopo partita.

La gestione della sconfitta: capitan Donnarumma, dov’eri?

Ad esempio, dopo l’ultimo rigore, ai microfoni si è presentato solo Leonardo Spinazzola. Dovevano parlare in tre, da contratto. Invece si è visto soltanto lui, e subito dopo Gattuso, altrettanto amareggiato.

Gigio Donnarumma
La gestione della sconfitta: capitan Donnarumma, dov’eri? (AnsaFoto) – controcalcio.com

Nessuna traccia ad esempio di capitan Donnarumma. Era furioso, soprattutto per quanto accaduto durante i rigori con il caso del foglio sottratto dal portiere bosniaco, e il giorno successivo ha affidato ai social il suo commento sull’ennesimo fallimento azzurro. Messo accanto al resto, però, restituisce l’immagine di una serata in cui si è rotto qualcosa dentro e fuori dal campo.

Nel frattempo, i senatori dello spogliatoio avrebbero chiesto a Gattuso di restare. Un segnale di stima, forse anche il tentativo di ricucire in fretta. Ma il tecnico aveva già fatto sapere che, in caso di mancata qualificazione, avrebbe fatto un passo indietro. E ha mantenuto la parola. Ora la patata bollente passa a chi dovrà ricostruire una Nazionale che ha perso la partita più importante, e probabilmente ben prima dei rigori.