Petrachi: “Rifiutato l’estero, voglio l’Italia e qualcosa c’è. Vi racconto il vero Cairo”

Il direttore sportivo Gianluca Petrachi può presto tornare a essere uno dei protagonisti del calcio italiano: la nostra intervista esclusiva.

L’ex ds della Roma, del Torino e del Pisa è pronto a rimettersi in gioco dopo l’esperienza con i giallorossi che ha portato grossi successi ma che non finì nel migliore dei modi. Fermo dal 18 giugno 2020, ora il dirigente leccese vuole tornare a essre protagonista e nel mondo del calcio e ha deciso di ascoltare le proposte che gli stanno arrivando, giorno dopo giorno, da molti club che vogliono ricominciare un nuovo progetto. Il suo futuro è in fase di definizione e presto arriveranno aggiornamenti importanti.

Futuro di Gianluca Petrachi in Serie A
Gianluca Petrachi racconta le sue esperienze e parla del suo futuro (LaPresse) – controlcio.com

Il direttore sportivo Gianluca Petrachi ha rilasciato un’intervista esclusiva ai nostri microfoni in cui ha parlato del suo presente e del suo futuro e ha anche risposto a domande di natura prettamente lavorativa, spiegando per filo e per segno il grande lavoro di responsabilità che svolge insieme ai suoi colleghi.

Petrachi tra passato, presente e futuro: come funziona il ruolo del ds

Il ruolo del direttore sportivo è diventato sempre più importante nel corso degli anni e Gianluca Petrachi ha spiegato per filo e per segno qual è il suo modus operandi e come si muove quando è chiamato in causa. Gli abbiamo posto sette domande incentrate sul ruolo del ds dentro e fuori dal campo, nelle trattative e nel rapporto con presidenti, allenatori e calciatori.

Quanto è importante il ruolo del direttore sportivo?Io lo trovo determinante, non per questioni di interesse ma perché i risultati delle squadre che quest’anno si sono mosse in ritardo per prendere il ds dimostrano che si è andati a rilento. Nell’ambito del calcio italiano è davvero fondamentale, oggi“.

Come funziona il mondo del ds rispetto al mercato? Qual è il rapporto con gli osservatori e lo scouting?Io mando in giro i miei uomini e una o due volte a settimana facciamo le riunioni tecniche per vedere i profili che hanno da indicarmi e indirizzarmi. In base a quello mi fanno una prima scrematura e il calciatore che mi emoziona, che mi lascia qualcosa, viene attenzionato da me e infine viene visto live. Mi ritaglio lo spazio per andare a guardarlo dal vivo e se convince dal punto di vista tecnico poi c’è l’aspetto di conoscere il calciatore, come uomo. C’è da capire con chi avrai o potresti avere a che fare. Se è un calciatore italiano è più semplice capire chi è, mentre se è straniero è un po’ più complesso. Quando investi dei soldi, e lo fai nelle condizioni di pesare sul club e sul presidente, devi avere la certezza di aver fatto tutti i passaggi nel modo giusto”.

Petrachi: “Cairo? Gli piace concludere le trattative. Rapporto con squadra e allenatore è fondamentale”

Il ruolo del direttore sportivo è fondamentale e anche molto delicato all’interno di una società, racconta Gianluca Petrachi a controcalcio.com. Bisogna saper gestire i rapporti professionali e soprattutto quelli umani con calciatori e allenatori, ma anche con presidenti e il resto dello staff. Entrando nel cuore del ruolo del ds, Petrachi racconta il suo rapporto con Urbano Cairo dal punto di vista lavorativo e i cardini del rapporto con lo staff e con la squadra.

Com’è stato il suo rapporto con Urbano Cairo?Per quanto mi riguarda io l’ho costruito un rapporto con Cairo, sono stato 10 anni al Torino. Ho provato anche di apportare una cultura e una mentalità del ds all’interno della struttura Torino. Pian piano ho provato a farlo ragionare con la testa di un direttore sportivo. Lui è un presidente molto attento, gli piace il calcio, e ha un’attenzione diversa rispetto al presidente che ti lascia carta bianca. Vuole essere sempre presente, anche nelle trattative spesso e volentieri ci mette la virgola o il punto finale, perché gli piace. A me sgravava sulla chiusura della trattativa, perché se la chiudono due presidenti è anche meglio, magari si può anche risparmiare (ride, ndr.)“.

Il rapporto con l’allenatore come viene gestito?Io sono uno di campo, cerco di guardare più allenamenti possibili per dare una mano all’allenatore che ha bisogno anche di uno sguardo “esterno” che non sia per forza con il suo staff. Un direttore deve intervenire anche per far capire se un giocatore ha bisogno di maggior spazio. Il confronto deve essere continuo per il bene della squadra. Poi ci sono allenatori che non sono abituati ad avere una figura di riferimento che si faccia rispettare“.

E il rapporto con la squadra?Oggi manca molto l’aspetto umano. Se un calciatore ha un problema e uno non se ne accorge diventa complicato. Oggi anche tra di loro i calciatori non parlano troppo. Se non c’è una persona che dall’interno possa assorbire le difficoltà e gli umori, i momenti no, le tensioni, una crepa può sfuggire di mano e fa cadere un palazzo“.

Gianluca Petrachi parla del suo futuro
Gianluca Petrachi tra presente e futuro (LaPresse) – controlcio.com

Futuro in Serie A e non all’estero: le parole di Petrachi

Gianluca Petrachi è pronto a tornare in campo dopo uno stop lungo circa tre anni e dopo l’esperienza alla Roma. Ai microfoni di controcalcio.com ha svelato il suo desiderio e si è sbottonato parlando dei punti cardine che permetterebbero di avere un rapporto longevo con lui.

Quali devono essere i tre princìpi per avere un rapporto longevo con Petrachi?La prima cosa è la trasparenza. Io devo essere credibile agli occhi di calciatori e allenatori, perché sono io che li vado a scegliere insieme al presidente. Il loro punto di riferimento è il direttore. Per esempio, se il presidente mi dice che dopo 10 giorni paghiamo gli stipendi e poi non li paghiamo, io ho perso. Non sarei credibile. Per me questo è una pietra miliare: la trasparenza e l’onestà di dire certe cose.

Il secondo punto fondamentale è quello di dare forza al direttore sportivo. Nei momenti difficili non bisogna depotenziare il ruolo del ds ma bisogna confrontarsi e poi andare avanti per una linea comune. Altrimenti se si dicono cose diverse tra presidente e direttore sportivo si creano alibi per i calciatori, e non vanno mai bene.

La terza è la coerenza degli obiettivi: se ci siamo imposti una salvezza tranquilla, quello deve essere l’obiettivo. C’è bisogno di coerenza fino alla fine. Poi magari il presidente dice che può prendere altri calciatori importanti e puntare più in alto, ma bisogna poi tenere conto di quello che si è detto e che si è fatto e l’importante è avere una comunicazione interna importante”.

Quale sarà il suo futuro? Vuole la Serie A?Io sono pronto, anzi prontissimo. Per una mia scelta mi ritrovo ad essere fermo: ho rifiutato delle cose che non mi convincevano. E questo lo paghi. Il mercato del direttore sportivo non è come quello degli allenatori perché non cambiano di anno in anno. Ci sono direttori che sono nella stessa squadra da 15-20 anni e quindi c’è un mercato molto più lento. Per di più poi ci sono società che cambiano direttore sportivo e fanno fare agli scout e tutto diventa difficile. L’estero non è un’opzione che valuto per motivi familiari, altrimenti lo avrei già fatto. Spero di riprendere dall’Italia, e l’importante sarà fare calcio, al di là della categoria.

Nella vita contano i risultati e nella mia vita li ho sempre portati dal punto di vista sportivo, ovunque sono andato. Ho portato sempre grandissime plusvalenze, e il mio curriculum parla chiaro. Oggi forse l’ultima cosa che fa qualcuno è quella di osservare i curriculum perché magari si affida a consigli di amici o parenti o dai famosi cacciatori di teste. Mi aspetto che qualcosa debba saltar fuori e qualcosina già c’è. Spero di ripartire perché l’entusiasmo e la passione sono intatte“.

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