Da campioni a internati: il calcio commemora le vittime della Shoah

Il calcio mondiale si stringe nel ricordo, la Giornata internazionale della Memoria è un argomento che tocca la sensibilità del mondo sportivo.

La Shoah è una pesante macchia per il genere umano, il calcio ne è stato colpito con la storia di alcuni protagonisti dell’epoca che deve far riflettere ancora oggi.

Storie di calcio con Shoah
Il calcio ricorda le vittime della Shoah (LaPresse) – controcalcio.com

Il 27 gennaio è una giornata di commemorazione e ricordo. La data che celebra in tutto il mondo le vittime dell’Olocausto trova nel modo del calcio anche storie e riferimenti importanti: ci sono stati campioni e allenatori vittime della persecuzione ebrea.

Lunga è la lista dei personaggi sportivi perseguitati negli anni Trenta e Quaranta. Alcuni sopravvissero agli orrori della Seconda guerra mondiale raccontandone le barbarie, altri ancora erano finiti quasi nel dimenticatoio. I regimi dittatoriali colpirono grandi campioni, vale la pena soffermarci sulle storie che hanno avuto un maggior impatto.

La Shoah nel calcio, i casi più famosi

La prima storia dimenticata e poi riemersa a distanza di anni, grazie al lavoro del giornalista Matteo Marani, è quella di Arpad Weisz. Ex calciatore di buon livello e allenatore dell’Inter dello scudetto nel 1930 e del Bologna (titoli nel 1936 e 1937) – con l’applicazione delle leggi razziali in Italia – è stato costretto a lasciare il suo lavoro ed emigrare in Olanda. Nel 1942 Weisz e la famiglia furono arrestati e rinchiusi nei campi di concentramento: dopo varie peripezie, l’ungherese arrivò ad Auschwitz dove morì il 31 gennaio 1944. Weisz è stato ricordato negli ultimi anni con documentari e targhe commemorative negli stadi di Bologna e Milano.

Calcio ricorda vittime Shoah
I campi di concentramento restano una ferita ancora aperta (ansa foto) – controcalcio.com

Un allenatore che ha avuto un destino diverso, rispetto a quello di Weisz, è Cestmir Vycpalek, rinchiuso nel campo di concentramento di Dachau. Nativo di Praga, è sopravvissuto a condizioni estreme: raccontò i traumi subiti e di come andò avanti mangiando solamente bucce di patate ogni due giorni. Vycpalek ha avuto la forza di resistere, fu liberato e continuò successivamente la carriera di calciatore per poi diventare allenatore. Lo zio di Zdenek Zeman è poi scomparso a Palermo nel 2002.

Una vicenda triste è anche quella dell’austriaco Mathias Sindelar, uno dei migliori calciatori negli anni Trenta. La sua morte non avvenne nei campi di concentramento ma fu ucciso nella sua abitazione insieme alla compagna, la maestra italiana Camilla Castagnola. Sindelar, di origini ebraiche, si rifiutò di giocare nella nazionale tedesca dopo che il Terzo Reich aveva annesso l’Austria. La fusione delle nazionali, con l’assenza di Sindelar, portò all’eliminazione dal mondiale del 1938: uno smacco troppo grande per il regime che eliminò la punta 35enne. Sull’argomento, vale la pena anche di leggere La partita dell’addio, un interessante volume curato dall’ex direttore sportivo Nello Governato.

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