Come può un ex giocatore che ha fatto decine di gol in Serie A trasformarsi in un muratore? A spiegarlo, in questo caso, è un campione che l’ha fatto veramente
Una delle domande che più spesso vengono fatte ai calciatori è: “Cosa avresti fatto se non fossi riuscito a sfondare con il calcio?”. Tra chi avrebbe fatto l’elettricista, chi sarebbe diventato un impiegato, o chi avrebbe continuato il lavoro dei genitori, c’è chi, appese le scarpette al chiodo, a quel sogno, se così vogliamo chiamarlo, c’è tornato, per necessità e anche per attitudine.
È il caso di Christian Riganò, un ex attaccante che ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo del pallone ritagliando spazi al suo primo lavoro da muratore, e che ora che tutto è finito, come ha raccontato in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, è tornato a dedicarsi a costruire case.
Storico trascinatore della Fiorentina che è riuscita in qualche anno a passare dalla Serie C2 – all’epoca si chiamava Florentia Viola – alla Serie A, in cui però non ha brillato come nelle altre categorie, l’ex giocatore di Lipari ha pochi rimpianti, e qualche certezza: il calcio di ora non fa per lui perché non è abituato e non è incline ai compromessi. Ma capiamo meglio come è riuscito a passare da giocare contro Francesco Totti a mettere su blocchetti a Firenze.
Riganò da calciatore a muratore: la parabola dell’attaccante da 237 gol in carriera
Nato in provincia di Messina nel 1974, Riganò, dicevamo, è un uomo che è riuscito a far diventare il suo sogno di diventare calciatore realtà, anche se poi la vita per lui ha scelto altre strade, quelle già battute.
“Due cose so fare nella vita: i gol e il muratore – ha detto al Corriere -. Così, dopo aver smesso di giocare, sono tornato a fare il mio mestiere: mi piace e ne vado orgoglioso”. E perché non dovrebbe, d’altronde? Pescato da Giovanni Galli quando la squadra gigliata fallì, contribuì con i suoi gol a riportare la Fiorentina dove meritava, ma non ha mai dimenticato il vecchio mestiere, che ora fa perché, ha spiegato ancora al quotidiano di via Solferino, “ho preso due patentini per allenare… Amo il calcio, ma si vede che non sono adatto per quello di oggi, fatto principalmente di sponsor, non accetto compromessi. Certo, se poi arrivasse la chiamata giusta sarei pronto a tornare in panchina”. E chissà che non arrivi, prima o poi.